Autore: Staff

  • Saturazione dei Social in Italia

    Saturazione dei Social in Italia

    Il mercato italiano dei social sta entrando in una fase di saturazione: alcuni calano nettamente, altri mostrano stanchezza, mentre solo poche piattaforme reggono grazie al tempo speso dagli utenti. È quanto emerge dall’analisi di Vincenzo Cosenza basata sui dati Audicom-Audiweb.

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    Dal 2024 ai primi mesi del 2025 l’uso complessivo dei social registra una leggera flessione (-0,16%) e un riequilibrio tra piattaforme. Il caso più evidente è il crollo di X (ex Twitter): tra 2023 e 2024 perde il 12,8% degli utenti, fino a un -27,6% nel 2025, pari a 4,4 milioni di persone in meno, insieme a un calo del 30% del tempo di utilizzo.

    In difficoltà anche Twitch (-35%), Tumblr (-40%) e Snapchat (-4,4%). A crescere, invece, sono Threads (+31,6%) e soprattutto Reddit, che segna incrementi record (+46% nel 2024 e +81% nel 2025).

    Nella classifica generale, YouTube resta la piattaforma più usata in Italia (37,1 milioni di utenti), pur con un lieve calo annuale. Segue Facebook, ancora molto forte in termini di tempo trascorso (oltre 13 ore al mese), ma in perdita di utenti. Instagram è terzo, con segnali di affaticamento. TikTok è stabile per audience ma continua ad aumentare il tempo di utilizzo (+27%). Telegram sale al quinto posto ma mostra lievi flessioni nell’ultimo periodo. LinkedIn, pur diffuso, registra cali costanti e un bassissimo coinvolgimento.

    La situazione potrebbe cambiare presto: nei prossimi mesi l’arrivo massiccio di contenuti generati dall’intelligenza artificiale e l’introduzione di chatbot sulle piattaforme — come già stanno iniziando a fare Meta e X — potrebbe ridefinire l’engagement e gli equilibri del settore. TikTok, secondo Cosenza, sarà probabilmente uno degli attori più aggressivi grazie agli investimenti di ByteDance nei modelli generativi.

  • Pornotax – Chi deve pagarla?

    Pornotax – Chi deve pagarla?

    L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che anche chi lavora con partita IVA in regime forfettario dovrà pagare la cosiddetta “tassa etica”, ossia il prelievo aggiuntivo del 25% sui ricavi derivanti dalla produzione o diffusione di contenuti pornografici, la vecchia “pornotax”. La precisazione arriva in risposta a un interpello del 4 novembre e potrebbe avere effetti, ad esempio, su chi guadagna tramite piattaforme come OnlyFans. La valutazione, tuttavia, sarà fatta caso per caso.

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    Secondo il fisco, se l’attività svolta rientra tra quelle elencate dalla norma del 2005—produzione, distribuzione, vendita o rappresentazione di materiale pornografico o violento—anche i forfettari devono versare la tassa, perché non risultano esclusi da nessuna disposizione. Il contribuente che ha presentato l’interpello, però, contesta questa interpretazione, sostenendo che la legge non specifica nulla sui regimi agevolati e che mancano istruzioni ufficiali su come calcolare l’imposta. La norma istitutiva parla genericamente di imprese e professionisti, e i codici tributo richiamano solo contribuenti Irpef e Ires, non chi aderisce ai regimi agevolati.

    L’Agenzia ribatte che il regime forfettario sostituisce solo alcune imposte, ma non quella oggetto della tassa etica, che quindi rimane dovuta.

    Resta però un nodo irrisolto: cosa viene considerato “pornografico”? La legge parla di opere — anche digitali — contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti. Ma molti si chiedono se contenuti più soft, come foto di parti del corpo non sessuali, rientrino comunque nella definizione. Sul punto, l’Agenzia non fornisce indicazioni, e non è chiaro chi dovrà stabilire il confine.

    La pornotax, ideata nel 2002 dal deputato Vittorio Emanuele Falsitta, ha avuto una storia travagliata e più volte riproposta. È sempre stata osteggiata dai produttori del settore, che nel frattempo hanno delocalizzato molte attività. Anche oggi continua a far discutere: secondo alcuni parlamentari di Azione, tassare ulteriormente un’attività considerata “immorale” ma legale non ha alcun fondamento etico, e per questo chiedono di abolirla nella legge di bilancio.