Pornotax – Chi deve pagarla?

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che anche chi lavora con partita IVA in regime forfettario dovrà pagare la cosiddetta “tassa etica”, ossia il prelievo aggiuntivo del 25% sui ricavi derivanti dalla produzione o diffusione di contenuti pornografici, la vecchia “pornotax”. La precisazione arriva in risposta a un interpello del 4 novembre e potrebbe avere effetti, ad esempio, su chi guadagna tramite piattaforme come OnlyFans. La valutazione, tuttavia, sarà fatta caso per caso.

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Secondo il fisco, se l’attività svolta rientra tra quelle elencate dalla norma del 2005—produzione, distribuzione, vendita o rappresentazione di materiale pornografico o violento—anche i forfettari devono versare la tassa, perché non risultano esclusi da nessuna disposizione. Il contribuente che ha presentato l’interpello, però, contesta questa interpretazione, sostenendo che la legge non specifica nulla sui regimi agevolati e che mancano istruzioni ufficiali su come calcolare l’imposta. La norma istitutiva parla genericamente di imprese e professionisti, e i codici tributo richiamano solo contribuenti Irpef e Ires, non chi aderisce ai regimi agevolati.

L’Agenzia ribatte che il regime forfettario sostituisce solo alcune imposte, ma non quella oggetto della tassa etica, che quindi rimane dovuta.

Resta però un nodo irrisolto: cosa viene considerato “pornografico”? La legge parla di opere — anche digitali — contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti. Ma molti si chiedono se contenuti più soft, come foto di parti del corpo non sessuali, rientrino comunque nella definizione. Sul punto, l’Agenzia non fornisce indicazioni, e non è chiaro chi dovrà stabilire il confine.

La pornotax, ideata nel 2002 dal deputato Vittorio Emanuele Falsitta, ha avuto una storia travagliata e più volte riproposta. È sempre stata osteggiata dai produttori del settore, che nel frattempo hanno delocalizzato molte attività. Anche oggi continua a far discutere: secondo alcuni parlamentari di Azione, tassare ulteriormente un’attività considerata “immorale” ma legale non ha alcun fondamento etico, e per questo chiedono di abolirla nella legge di bilancio.